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A VOLTE HO AVUTO VOGLIA DI FUGGIRE
 

Pablo Alborán SI METTE A NUDO, CI SVELA LE SUE INSICUREZZE, LE SUE ESIGENZE DA PERSONA COMUNE, IL SUO COINVOLGIMENTO NELLA SITUAZIONE ATTUALE SPAGNOLA E TANTI ALTRI DETTAGLI RIGUARDO IL SUO ULTIMO LAVORO E IL LEGAME CON LA SQUADRA DI COLLABORATORI.
BUONA LETTURA!

 

Con le stesse aspettative del primo disco, Pablo Alborán ci ha presentato il suo nuovo album “Terral”; al momento il suo lavoro più personale.
"Terral" vuole ricordare i suoi esordi in ambito musicale. Il ragazzo di Malaga riconosce di aver avuto bisogno di riposo per preparare il suo lavoro e tornare alle sue radici, così effettivamente ha fatto alla fine dell'anno scorso. Per la prima volta Pablo ha partecipato al processo di realizzazione di questo disco, che inoltre contiene la collaborazione con il portoricano Ricky Martín.
Di seguito vi lasciamo l'intervista a Pablo Alborán estratta dalla Conferenza Stampa della presentazione di "Terral".

-Come nasce il titolo “Terral” di questo disco?
Il titolo è legato alla mia terra, Malaga; il motivo consiste nel fatto che per prepararlo avevo bisogno di tornare lì, alle mie radici e anche viaggiare per altri paesi. Il premio migliore e il regalo che una persona possa avere è un luogo in cui poter ritornare e il mio è l'Andalusia, la mia terra, Malaga. "Terral” è un vento avvolgente che soffia in estate nella mia città e di notte si trasforma in una brezza calda. L'intenzione di questo disco era quella di coinvolgere chi lo ascolta un po’ come fa quel vento.

-Come descriveresti il tuo lavoro?
E' un disco in cui ho cercato di metterci il 100% della mia essenza, grazie a Eric Rosse, produttore del cd. Molte volte persino noi in prima persona non siamo in grado di trarre il meglio da noi stessi, questo soprattutto quando stai muovendo i primi passi nel mondo della musica. Avevo bisogno di qualcuno che vantasse tutti i tipi di influenze musicali e lui ha fatto sì che incontrassi me stesso e che potessi sentirmi libero in studio.

-Che differenze ci sono tra questo disco e quello precedente?
E' diverso perché il momento in cui esce questo album è un momento di cambiamento. Cambiamento di compagni, manager, produttore. Molte trasformazioni nella mia vita dopo tre anni di follia. Poiché penso che ogni fase di transizione sia positiva e tutte avvengono per un motivo, mi sembrava interessante fermarmi e modificare il modo di fare dischi. I lavori precedenti li ho portati alla luce un po’ su un aereo, su un treno, durante il tour. Questo disco l'ho realizzato con calma. Non poteva esserci altra maniera poiché in questo disco volevo mostrarmi il più “nudo” possibile, musicalmente parlando. Per questo avevo bisogno di fermarmi.
Inoltre è differente perché non ci sono sovrapproduzioni. E' diverso perché per la prima volta ho potuto suonare alcuni strumenti in un disco e partecipare all'impostazione degli accordi. Ho potuto coprodurre con Eric Rosse. Non c'è stato protagonismo.

Per mostrarmi davvero “nudo” in questo album avevo bisogno di un buon ambiente e l'ho avuto.

-Quando componi tieni in considerazione tutti i paesi che hai conosciuto o fai in modo che qualcosa di neutro funzioni?
L'altro giorno ho letto di un'artista che diceva che lui compone per gli altri. Io – e lo dico senza nessun egocentrismo - se compongo, lo faccio per me. Se compongo è perché ho bisogno di comporre, perché ho bisogno di sfogarmi. Dopodiché vendere le mie canzoni, beh questo lo faccio per gli altri. Per gli altri, affinché la gente ne possa godere con me e chi vuole ascoltarmi è il benvenuto, difatti io vado con la mia chitarra sotto braccio dove c’è bisogno. Questo disco è stato portato a termine senza sapere dove sarei andato a finire. Le canzoni sono quelle che sono, parlano da sole e curiosamente è un cd che ha aperto le porte di luoghi che non erano mai state aperte.

-Come è nata l’idea di registrare un duetto con Ricky Martín?
E’ stato fantastico. E’ una canzone che ho iniziato a comporre per lui qualche anno fa e alla fine non è stata inserita nel suo disco perché non è riuscito a registrarla in tempo, inoltre io ho lasciato a metà il brano, perché era iniziato nel mentre il tour impressionante dell'anno scorso. Ho conservato la canzone in un cassetto e quando ho visto che c’erano varie influenze latine nel disco mi sono detto: “Devo recuperare QUIMERA”. Gli apparteneva. In più lui è una persona eccezionale perché è venuto fino a Los Angeles a registrare il pezzo con tutta la sua troupe. E’ stata una grande esperienza.

-C’è una canzone del disco intitolata “Gracias” dedicata ai tuoi fan. In quale momento pensi sia necessario includere questa canzone?
“Gracias” non è strettamente dedicata ai fan, come si è detto. Infatti non menziono la parola “grazie” in nessuna altra parte nella canzone se non nel titolo. E’ una canzone che parla del “retrobottega”, di tutto quello che non si vede, di tutti quei momenti in cui io non sono un personaggio pubblico. La gente viene a vedermi cantare ma probabilmente non sa da dove vengo prima di salire sul palco.
Per esempio se è morto qualcuno a me caro o se ho avuto qualche problema; però ho il dovere di sorridere e a volte sarei voluto fuggire. Quando ascoltano questa canzone sapranno che grazie a loro sono tornato alla realtà e mi sono reso conto di poter contare su un lavoro meraviglioso e su gente che quando mi sbaglio mi capisce e mi comprende.

-In quale momento senti la necessità di prenderti una pausa nella tua carriera?
Se mi conosceste davvero al cento per cento sapreste che sono un ragazzo molto normale e che le mie abitudini e le mie esigenze sono molto semplici.
Quando esco da un programma televisivo che può essere un boom e può risultare opprimente, in realtà è veramente opprimente; è pur vero però che tre anni di seguito senza una domenica libera è una faccenda molto divertente, perché insomma la voglio raccontare tutta senza mentire. In un lavoro meraviglioso come quello che faccio hai la responsabilità di dover fare le cose bene.

Se qualcuno dice che a lui non interessa ciò che dice la gente non è vero; ci interessa sempre, in un certo senso, quello che pensano riguardo cosa facciamo o non facciamo. Siamo esposti ad un giudizio costante, avevo bisogno di staccare un po’. Dovevo fare un bilancio di quello che mi era successo. Vivevo un momento di trasformazioni e questi benedetti cambiamenti mi hanno permesso di ricordare da dove vengo, dove voglio andare, pensare alla mia carriera, prendermi cura delle persone a cui voglio bene e formare una troupe che si occupasse di me.

-Come hai detto prima, ci sono stati alcuni cambiamenti nella tua carriera, a partire da adesso cosa ne vuoi fare?
Mi sono sempre concentrato sulla parte musicale della mia carriera e continuo a farlo. Però non mi devo dimenticare che vivo all’interno di un’industria musicale e nonostante alcuni artisti dicano che essi stessi sono i protagonisti della loro carriera, io invece non so lavorare senza una troupe. Io ho un bel gruppo. Tutti fanno parte personalmente di questo progetto, tanto che non hanno potuto partecipare ai compleanni dei famigliari per questo lavoro. Mi è successo nella realizzazione della produzione discografica precedente e continua a succedere.

-Ultimamente molti artisti hanno scritto canzoni di protesta riguardo la situazione che stiamo vivendo nel nostro paese. Hai mai pensato di scriverne una anche tu?
In questo disco non parlo solo di amore e di delusioni ma ci sono anche canzoni come "Vivela" e "Está permitido" in cui parlo di quello che vedo, sempre in maniera positiva. Ho 25 anni e sono informato rispetto a quello che succede nel mio paese. La crisi, la situazione politica…tutto quello che accade per strada lo stiamo vivendo tutti. Non credo a chi dice che non lo stia vivendo, almeno nella mia famiglia, tra i miei conoscenti si vive. In questo disco ho voluto vedere più in là delle grida e della denuncia. Ho voluto esprimere che si può migliorare e avanzare e che ci sono modi di vedere la vita sicuramente più positivi senza stare bloccati nei problemi.

-Come ti fai carico del fatto che molta gente ti ritenga un referente o un artista imprescindibile nel campo musicale?
Non mi piace che la gente mi idolatri, perché ho difetti come tutti, non credo nella perfezione. A volte succede che quando va tutto molto bene a livello professionale, a livello personale mi sento molto insicuro. Quando torno a casa dopo qualche concerto o un grande evento sono una persona molto normale che deve cucinarsi la cena. Se ho voglia guardo la televisione, vado a dormire e il giorno dopo ricomincio da capo. Questo è quello che mi fa tornare alla realtà. Non sono una persona che cerca i tappeti rossi, le telecamere, i riflettori…Non pretendo che si parli di me per altri motivi che non siano la musica. Se questo significa dare un esempio alla gente, fantastico, però davvero non mi piace sentirmi un idolo perché questo mi procura molta pressione.

-Che significato ha il fatto che in copertina guardi direttamente la macchina fotografica?
Non mi piacciono le foto, mi imbarazzano. Da una parte non sono neanche come la cantante Sia che fa dietro fronte, ma ciò non toglie che continui a vergognarmi. Dato che è un disco in cui mi sono mostrato per quello che sono realmente, mi è piaciuta l’idea di questa copertina.

-Di solito sei tu che gestisci le reti sociali e vieni a conoscenza di ciò che succede o le gestiscono altri?
A volte vengo a conoscenza di ciò che succede prima della mia troupe. Sono molto coinvolto nelle reti sociali. Non ne sono ossessionato, ma lo sono stato. L’altro giorno, quando le mie canzoni erano nelle prime cinque posizioni della classifica di vendite di iTunes, ero sbalordito. Sono andato a dormire e mi sono detto: mi odieranno. 

Traduzione di Veronica Cariboni con la collaborazione di Veronica Tartabini per Pablo Alborán Italia

Introduzione di Veronica Tartabini

Fonte articolo e supporto grafico: Fan Club Oficial Pablo Alborán; Conferenza Stampa, 11 Novembre 2014, Madrid.

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