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"Questa professione comporta tanta solitudine"


Carismatico e alla mano, il cantante affascina senza mantenere le distanze. Scopriamo il lato più personale del giovane di Malaga che vanta più fan per metro quadrato. La scusa? Il suo nuovo disco.

GLI AMICI DI PABLO ALBORÁN 
Ormai è un'abitudine vedere Pablo Alborán condividere il palcoscenico con altri colleghi con i quali ha collaborato nel corso della realizzazione dei suoi quattro dischi. Compagni che sono diventati amici, come dimostrano i suoi profili Twitter e Instagram, dove è all'ordine del giorno trovare foto con Miguel Bosé, Jesse & Joy, Carminho o Ricky Martí
n, con cui ha inciso il brano "Quimera"(=Chimera) del suo nuovo album:"Mi piace lavorare con la gente al di là delle strategie, lo faccio più per una questione artistica. Mi aiuta a maturare e a imparare tutto quello che posso dagli altri".

In orario stabilito arriva Pablo nascosto dagli occhiali da sole, un look sportivo e parlando al cellulare. Subito dopo aver attaccato, non dubita che sia il caso di scusarsi e comincia a salutare tutti con un sorriso che non abbandonerà nel corso dell'intera sessione. In pochi secondi riesce a conquistare tutti. E' facile lavorare con lui: si lascia consigliare dalla stilista e, più tardi,dalla fotografa che, sorpresa, dice: "Non sapevo che questo ragazzo fosse tanto bello!". Pablo, tra le risate e una giusta dose di vergogna, risponde: "Grazie mille! Uscirò da qui con una autostima altissima!". Lui è così. Educato, alla mano, carismatico e molto simpatico.
Se la fama lo ha cambiato in qualche modo, è impercettibile. E costa fatica crederlo per un ragazzo di 25 anni che ha alle sue spalle non solo 26 dischi di platino e il dono delle vendite stellari in Spagna e Sud America, ma anche un esercito di fan tra le quali si riconoscono nonne e nonni, madri, padri, giovani... L'esempio migliore? Una sua foto su Instagram ha scatenato il delirio e @revistaAR è diventato "trending topic" nazionale. 
Adesso è impegnato nel bel mezzo della promozione del suo quarto disco, "TERRAL", che descrive come "me, al cento per cento", in cui si perde il carattere drammatico dei sui testi per fare spazio a suoni, per così dire, più "ballabili". Sette giorni dopo aver pubblicato il suo singolo "Por Fin", le visualizzazioni su YouTube già arrivavano a toccare i due milioni. La calcolatrice continua a sobbalzare, alla fine della sessione accarezza la cifra di 5 milioni di views. 
- Ti aspettavi questa accoglienza?
Sinceramente no. Inoltre è un disco in cui ho concentrato molto impegno ed è il più personale tra quelli che ho fatto. Per questo, ricevere tanta accoglienza è meraviglioso.
-Il titolo del tuo album è un'espressione tipica di Malaga. Hai voluto rendere omaggio alla tua terra?
Sì. Da un lato, il titolo è un riferimento al vento che arriva dall'Atlantico, fresco e caldo, che fa venire in mente direttamente l'estate. Da l'altro lato, avevo bisogno di un titolo con radici e voglio che la gente sappia che tengo sempre presente la mia terra nonostante veda pochissimo Malaga.
- Ti sei sempre descritto come una persona molto legata alla sua terra e alla sua famiglia..
Sì, adoro stare a casa tra i miei familiari. Ogni volta che posso, provo a portarli tutti con me.
-La tua famiglia è stata un referente importante nella tua carriera. 
Agli inizi mio padre e mia madre con molta probabilità mi hanno protetto esageratamente; ma l'hanno fatto perché ho firmato il mio primo contratto a diciotto anni e la visione di questa industria è quella di un mondo di squali. La mia famiglia ricopre il suo ruolo, che è proteggere il più piccolo della casa. Sono il mio pilastro portante in tutto. Abbiamo una connessione molto intensa. Un problema e i successi di uno, sono il problema e i successi di tutti.
"LA MIA FAMIGLIA RICOPRE IL SUO RUOLO, CHE È PROTEGGERE IL PIÙ PICCOLO DELLA CASA".
- Continuate a vivere tutti insieme nella casa di Malaga, vero?
Qui a Madrid ho il mio appartamento, ma quando scendo a Malaga viviamo tutti insieme (in una villetta a Benalmádena): i miei, mia sorella, mio cognato, le mie nipotine.... Non possediamo una reggia né niente di più, in effetti la gente pensa che sono un marchese o una cosa di questo genere; in realtà viviamo come ci va: stretti (risate) e felici.
-Quindi, non si può dire che sei un uomo solitario...
No, no: preferisco la compagnia. Mi piaceva restare solo quando ero più piccolo, però adesso mi sono reso conto che questa professione comporta molta solitudine. Quando finisci un concerto e vai in hotel, sei solo. Quando finisci una campagna promozionale e ti ritrovi stanchissimo, sei solo...

Sono numerose le volte in cui si sente la mancanza della compagnia.
-In un determinato momento ti sei dedicato allo studio della Filosofia. Perché?
Mi sono inscritto a questa facoltà perché mi sembrava che mi aiutasse a comporre e a comprendere la fase che stavo attraversando. Studiare ogni grande intellettuale e sapere come ogni singola grande mente ha interpretato il mondo... era una specie di terapia. La sensazione di riflettere e pensare:"Che bello, non sono l'unico che lascia la propria testa andare a ruota libera", mi confortava molto.

Ma ho dovuto abbandonare l'università, perché non potevo gestire tutto.
- A soli 25 anni già hai raggiunto un successo difficile da superare... No hai paura di "cadere"?
Beh, tutto questo va e viene. L'importante è usufruire degli strumenti necessari e usarli come sostegno, tanto quando le cose vanno bene come quando vanno male.
- E come riesci a non perdere la testa nonostante la celebrità?
(Risate) Se sapessi quanto si lavora... Inoltre, la fama e l'essere un personaggio pubblico non mi interessano: si tratta solamente di una conseguenza del mio lavoro. Quello che mi piace è tornare a casa, andare al mare, andare a comprare il pane... Voglio che la gente capisca che sono umano e che mi piace ciò che è normale, non ho intenzione di smettere di essere quello che sono.
- In questi ultimi cinque anni alcuni lati di te si saranno modificati...
Sento che sono più tranquillo sotto tutti i punti di vista e sto imparando ad essere consapevole di essere felice nello stesso momento in cui lo sono. Rido quando qualcosa va storto o quando faccio una gaffe. Non ho più l'esigenza di fare tutto alla perfezione, perché non esiste niente di perfetto. E ho la soddisfazione di aver fatto un disco, che funzioni o no, almeno la gente ascolterà qualcosa che parla di me al cento per cento.

Traduzione dell'articolo e lavoro grafico di Veronica Tartabini per Pablo Alborán Italia.

Pablo indossa: sciarpa de Esprit;

Cappotto di cuoio di Hominem per El Corte Inglés;

Maglietta di H&M;

Pantaloni di Levi's e stivali di Green Coast per Il Corte Inglés.

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