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"La musica e soprattutto la voce umana non sono perfetti, per questo si ascoltano sospiri, risate, le corde a volte sono stonate, il tocco della mia mano nella chitarra, si sente il rumore del tasto del piano. Il tutto in un suono più autentico, che quando lo ascolti sembra che lo stia cantando proprio a te e che non c’è niente che possa condizionare questo legame”: UN PICCOLO ASSAGGIO DI UN ARTICOLO BELLISSIMO CHE PARLA DI UN HOTEL DI LUSSO IN ARGENTINA; DI BIGLIETTI PER LA FRANCIA, L'ASIA, L'AFRICA; DI UN ARTISTA ALLE PRESE CON UN' ESPERIENZA CHE LASCIA SENZA FIATO!

 

Pablo Alborán: un malagueño con i piedi per terra
Articolo di Manuela Ghitta

 

Il cantante ritornerà a Marzo per presentare, con una serie di concerti, il suo terzo album Terral.

 

L’intervista è in un hotel di Buenos Aires a cinque stelle, di quelli che in qualsiasi parte del mondo sembrano molto più scenografici che reali. Il salone dell’incontro riproduce una biblioteca di qualche scrittore, sicuramente britannico. Legno, libri di vario genere, un mappamondo e tanto colore verde inglese. Uno spazio tanto sobrio quanto teatrale che oggi, con l’atmosfera alquanto hollywoodiana, irrompe nella macchina da presa, tra i riflettori, gli assistenti di stampa, truccatori e tra uno striscione che annuncia la presenza di uno dei cantautori spagnoli considerato un riferimento della musica pop, in visita in Argentina per la promozione di Terral, suo terzo disco in studio.

 

Ma Pablo Alborán decide di fuggire per un momento dalla scenografia allestita (soprattutto dal trucco) e propone di accomodarci su un divano Chesterfield lontano dall’andirivieni degli assistenti.

“La mia forma naturale è stare qui, non sulla Luna. I miei valori, le mie necessità, abitudini e vizi non sono niente di che. Per essere sincero, la verità è che un tappeto rosso non mi trasmette comodità; è una conseguenza del mio lavoro, ma, nonostante il lato divertente che ci può essere a volte, non potrei vivere così costantemente.

Non è uno stile di vita naturale per nessun essere umano”, commenta il musicista di padre "malagueño" e di madre francese che, con questo album, vuole ritornare alle sue radici, alla sua terra: “A Malaga, città nella quale sono nato il 31 Maggio 1989, si chiama Terral il vento caldissimo che arriva in estate.

Comincia con l’essere molto soffocante, ma poi si trasforma in una brezza fresca che ti avvolge. Profuma di gelsomino, le persone sono in vacanza, in spiaggia, con la voglia di divertirsi e rilassarsi.

Anche se ho inciso il disco a Los Angeles, volevo ritrovare quello spirito e sottolineare che il disco era stato composto nella mia terra di origine”. Alborán, che tornerà in Argentina il prossimo Marzo – il 20 terrà uno show nello Espacio Quality di Córdoba; il 21, nel Luna Park di Buenos Aires e il 26, al Casino City Center di Rosario – racconta che, a 7 anni, già rubava la chitarra a suo fratello, giocava con il pianoforte e ammetteva, timidamente e con paura di deludere sua madre, che preferiva la musica alla scuola.

 

Più tardi entrò al conservatorio, studiò chitarra, piano, lirica e incominciò a comporre canzoni come "Amor de barrio" e "Desencuentro", contenute nel suo album di debutto. Mentre la casa discografica indipendente con la quale lavorava dubitava se lanciare immediatamente o no il suo disco, decise di caricare i suoi video su You Tube – il primo ebbe più di 2.000.000 di visualizzazioni - e questo finì per convincere sia le radio che le case discografiche. Così, al limite dei suoi 21 anni, ha pubblicato il suo primo disco con il suo nome nel titolo ed è entrato al primo posto della lista ufficiale delle vendite del suo paese.

 

Adesso, appena quattro anni dopo, solo in Spagna ha ottenuto 26 dischi di platino (otto per il primo album, altri otto per quello acustico e dieci per Tanto), altri sette in Portogallo e la sua carriera comincia a essere scoperta anche da questa parte dell’Atlantico.

“I premi sono una benedizione, un privilegio. Ma quello che è importante è il cammino. Sento di imparare qualcosa ogni giorno, che questa professione è inesauribile. Ricevo continuamente stimoli. Se non è per un premio, è per un’intervista, un musicista che conosco, un concerto, una collaborazione.

Sono costantemente in movimento, e per me, che sono molto inquieto, iperattivo, curioso, questa è cosa è meravigliosa. Sfrutto ogni secondo. Mi sono successe tante cose in questo ultimo anno, ho firmato il mio primo contratto quando ero adolescente e da allora non mi sono mai fermato”.

Alta velocità

Per Alborán, il 2013 è stato un anno di molto cambiamenti, nel quale si è trovato coinvolto senza chiederlo.

“Ho sentito comunque che era arrivato il momento di respirare, di riprendere le forze, di tornare a lavorare con calma, con gli istinti primari di quando non avevo vincoli”.

Per questo, prima di cominciare ad incidere Terral, un lavoro, che dicono ha l’atmosfera e la spontaneità del suo primo album ed è un punto e a capo della sua carriera, Alborán ha voluto liberare la mente.

“ Ho pensato che se non vivevo non avrei potuto comporre. Senza vissuto, non avrei avuto niente da raccontare. Ho deciso quindi di passeggiare per Malaga, giocare in spiaggia, con i miei nipoti, sfruttare la domenica libera, andare al cinema, fare shopping e viaggiare, lasciandomi alle spalle il lavoro – sono stato in Francia, Asia, Africa; recuperare la magia della quotidianità, perché in realtà sono più felice nella tranquillità e perché questo è il mio stile di comporre, a partire dai sentimenti ".

Quest’anno è cominciato come una nuova sfida, una nuova opportunità.

Pablo ha uno zaino pieno di canzoni : "Por fin", "La escalera", "Ecos", "Volvería", "Quimera" (in duetto con Ricky Martín) e altre ancora e a febbraio si è riunito per la prima volta con i responsabili del settore artistico della Warner, la sua attuale casa discografica, dove ha dovuto scegliere il produttore, Eric Rosse, conosciuto per i suoi lavori con Tori Amos, Maroon 5, Chris Isaac y Mary Lambert.

"In questa tappa, l’obiettivo comune era cercare un suono meno barocco, abbandonare alcuni elementi troppo tipici di strumenti e accordi. Volevamo togliere certi elementi dalla produzione, alleggerirla e conservare l’essenziale, anche se sapevano di aver tolto solo quello che andava tolto, nelle parole di Rosse, Pablo doveva continuare a essere Pablo e l’obiettivo è fare buona musica e niente di più”.

Terral è un ventaglio di generi musicali, latina, bossa nova, jazz, rock, musica nordamericana e pop andaluzo.

“Il suono in generale non è stato snaturato, abbiamo lasciato che le canzoni ci guidassero e non il contrario.

Il suono del disco è più organico, diretto, facile. Io con la mia chitarra, senza trucchi. Vocalmente, è più liberatorio. La musica e soprattutto la voce umana non sono perfetti, per questo si ascoltano sospiri, risate, le corde a volte sono stonate, il tocco della mia mano nella chitarra, si sente il rumore del tasto del piano.

Il tutto in un suono più autentico, che quando lo ascolti sembra che lo stia cantando proprio a te e che non c’è niente che possa condizionare questo legame”.

Oltre a questo, Alborán confessa che continua a essere spinto dall’amore, sebbene il concetto sia cambiato.

“In questo disco non ho più parlato di un amore adolescente, ma di un amore reale, più terreno. Canto su quello che succede per strada, su quello che vedo. Come ragazzo di 25 anni avevo inoltre bisogno di raccontare qualcosa di sociale. La vita non è solo amore, odio e passione”.

 

Presentazione dell'articolo di Veronica Tartabini, traduzione di Giulia Dodoli Cianti per Pablo Alborán Italia.

 

#TERRAL#ITALIA#OperazioneAlboran

Fonte: http://www.lanacion.com.ar/1758856-pablo-alboran-un-malagueno-con-los-pies-en-la-tierra

 

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