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Ormai il tour spagnolo procede a pieno ritmo e le date madrilene che hanno fatto da scenario all'articolo de "El País" che vi proponiamo oggi, sono archiviate per bene. Ad ogni modo, se volete sapere qualche cosa in più su Pablo Alborán, sulle sue inclinazioni politiche, sul suo rapporto con l'aspetto da sex symbol che alimenta e ostacola a un tempo la sua carriera da "musicista" e altro, molto altro, questo articolo senza peli sulla lingua potrebbe essere un buon investimento di tempo. 

Pablo Alborán: ”Mi identifico con la filosofia e l’indipendenza di Manuela”.
Riempire “Plaza de Las Ventas” è la consacrazione di qualsiasi artista spagnolo, raggiungere il “tutto esaurito” per tre sere consecutive è la conferma ufficiale che Pablo Alborán è il fenomeno commerciale del decennio.


·Pablo Alborán si esibirà a Madrid davanti a più di 50.000 persone tra oggi e Sabato.

·Negli ultimi cinque anni ha venduto più di tutti in Spagna, battendo ogni record. Pablo Alborán non solo firma la sua fama, ma la riconferma ad ogni passo che fa. Milioni di dischi, milioni di fan, milioni di visualizzazioni: sono tutti “milioni” quelli della carriera del ragazzo ventiseienne di Malaga che presenta "Terral" a Madrid per tre serate di fila. Risponde al telefono alla vigilia dei suoi concerti (Giovedì 11, Venerdì 12 e Sabato 13 a Las Ventas) e, durante la mezzora di conversazione, fa di tutto per preservare l’immagine di cantautore di ballate romantiche.

-Dove trova lo stimolo per scrivere una canzone?
In generale sono momenti di vita, cose che succedono a me o alle persone al mio fianco. Quello che mi sprona a scrivere e comporre sono i sentimenti, le emozioni, che non devono essere per forza legati al romanticismo.

Il sentimento è anche semplicemente quello che succede per strada.
-Le sue canzoni hanno carattere?
Hanno carattere, certamente, come i dischi. In radio le persone ascoltano i singoli, che solitamente parlano più di relazioni d’amore ma i dischi hanno molto carattere, e anche molta umanità (ride).
-In che modo influiscono sulla sua musica le opinioni dei suoi fan?
Compongo per me stesso, soprattutto, come uno sfogo, un antistress, non in base a quello che la gente desidera.

Non scrivo canzoni d’amore perché funzionano, ma perché è quello che voglio fare. Infatti, in "Terral" c’è un po’ di tutto e ho avuto il coraggio di fare cose che prima non osavo mettere in pratica o che non ho avuto l'opportunità di realizzare.
-In che modo era frenato a fare cose che invece adesso si sente libero di fare?
(Ride) Beh, io non sono mai stato in un carcere ma per via indiretta avevo un produttore che era anche il mio manager ed era anche la persona che mi aveva scoperto; mi lasciavo influenzare in un modo o nell'altro. Mi dicevo “Se faccio questo e funziona è perché questo tipo ne sa molto più di me”, ed effettivamente funzionava, ma a un certo momento ho sentito la necessità di rompere gli schemi.
-In cosa non si riconosce?
Nelle canzoni con troppa sovrapproduzione, con troppa orchestrazione e con riferimenti alla musica araba che non ha niente a che vedere con quello che sono io. Avevo voglia di mostrare un suono più semplice, quello appunto di "Terral".
-La rottura con Manuel Illán è stata quindi dura ma comunque una liberazione?
È qualcosa che doveva succedere. Mi sono trovato coinvolto in un sacco di cambiamenti e in scelte che non avevo fatto, e per di più ho cominciato a sentire che musicalmente avevamo idee diverse…. anche se devo ammettere che ero molto felice. 
Manuel mi ha scoperto, è una persona stupenda e, se non fosse stato per lui, da solo non sarei riuscito a realizzare niente.
-Parla di osare, di fare cose nuove. Si potrebbe dire che è un artista coraggioso ma con aspetti tradizionalisti?
Sono coraggioso, mi piace rischiare. Questo disco, infatti, non ha niente a vedere con i precedenti e con quelli che verranno. È una bella cosa rischiare, anche se si sbaglia.… Non sono per niente conservatore, sono abbastanza libero sotto tutti gli aspetti.
-Cosa la indigna?
Tantissime cose, come qualsiasi cittadino. Non mi indigna la politica, la politica è meravigliosa, il problema è chi la dirige (sorride) e presto molta attenzione a quello che sta succedendo in questo paese, anche perché sono giovane.
-Potrebbe succedere che da questa sensazione d’indignazione sorga una canzone?
Sicuramente. Infatti, in “Está permitido” parlo già di tutte le promesse che ci rifilano e che non si realizzano mai; è una canzone che nasce dalla rabbia. Sono un ragazzo di ventisei anni che vive la realtà dei miei coetanei in questo paese. Anche se il mio lavoro va bene, non vuol dire che sia estraneo a tutto quello che sta succedendo. Ho una famiglia, degli amici e anche a me può andare tutto a rotoli in un batter d’occhio.
-Chi sono i colpevoli?
Il colpevole è quello che non fa del bene, che promette e non compie, che racconta frottole, che gioca con la salute, l’educazione, la cultura…Però non sarò io a dirti chi sono i cattivi perché lo sappiamo tutti molto bene (ride).
-Può entrare nei dettagli. Non succede niente.
(Ride) No, preferisco di no, anche se posso dire che attira la mia approvazione chi mi dà più speranza, e questa è Manuela (Carmena). Mi identifico con la sua filosofia e la sua indipendenza. Sono sostenitore di chi porta una boccata di aria nuova e dei cambiamenti che ritengo sempre positivi.
-L’immagine è molto importante per una stella della musica come lei. Se fosse brutto o se avesse un problema fisico non avrebbe la stessa ripercussione. Come vive questo?
Uff, non mi sono mai posto il problema, lo giuro. E garantisco che non mi considero niente di che. Posso essere civettuolo, mi sistemo, mi pettino, mi piace uscire in un certo modo ma non sono per niente presuntuoso e non voglio snaturare il mio lato di cantante; e questo lato si può travisare facilmente, facendo un servizio senza maglietta sulle riviste o svendendo la tua vita privata. C’è molta gente che è attratta dal denaro, ma io no, sono attratto dalla musica e mi batterò fino alla morte perché mi considerino un musicista.

Il ruolo di sex symbol è fomentato dalle persone, ma a me non importa niente. Voglio essere visto come un ragazzo normale.
-E se per esempio fosse stato gay avrebbe venduto meno dischi?
Beh, non lo so e non è una cosa a cui penso spesso. È uno stereotipo, qualcosa che per molte persone può risultare pressante, ma di questi tempi non deve essere vincolante.
-Come è cambiato il suo concetto di musica rispetto agli inizi?
Ho imparato che bisogna tutelarsi bene e che bisogna essere consapevoli di chi è qui per soldi e chi per fare vera musica. 
Con questo voglio dire anche che non ho nessun problema con i soldi perché anche io voglio mangiare e vivere grazie alla musica, ma non si può comporre pensando solo ai soldi.
-Come si protegge?
Ho una squadra al di fuori del mio lavoro e della musica che mi protegge le spalle. Sono molto discreto e riflessivo e ho bisogno di persone che mi aiutino a tenere sotto controllo tutta questa “follia”, perché da solo non ce la potrei fare.

 

Presentazione di Veronica Tartabini, traduzione di Giulia Dodoli Cianti e Veronica Tartabini per Pablo Alborán Italia.
Fonte articolo: (12 Giugno 2015) 
http://www.elmundo.es/madrid/2015/06/11/55789f2046163f927a8b45ab.html
Fonte foto: Fan Club Oficial Pablo Alborán

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