


Pablo Alborán: "Le mie necessità sono normalissime
e i miei capricci non si soddisfano con i soldi”.
IL RAGAZZO DALL'ARIA PULITA CHE CONQUISTA COPERTINE, AMPIO SPAZIO RADIOFONICO E TELEVISIVO E LEGIONI DI FAN A LIVELLO INTERNAZIONALE, SEMBRA ESSERE GRANITICO RIGUARDO ALCUNI ASPETTI DEL SUO CARATTERE: UN'ADORAZIONE INCROLLABILE PER LA TERRA DI ORIGINE, LA FAMIGLIA, I MOMENTI TRANQUILLI TRASCORSI CON LE COMPAGNIE DI SEMPRE E OVVIAMENTE LA MUSICA IN TUTTE LE SUE INFINITE SFACCETTATURE.
VI OFFRIAMO, INSOMMA, UNA NUOVA OCCASIONE PER CONOSCERE UN GIOVANE ARTISTA SULLA CRESTA DELL'ONDA, CHE SPERIAMO NON TARDI MOLTO AD ARRIVARE IN ITALIA.
Dopo un meritato riposo, il "malaghegno" riappare con un nuovo disco sotto il braccio: Terral, il suo lavoro più intimo.
Porta la sua firma, "ho lasciato che le canzoni parlassero da sole, senza arricchirle, lasciando una traccia di me in ogni nota”, assicura. Conosciuto l’artista (con la A maiuscola), conosciamolo meglio come persona.
-Sei una persona molto creativa: compositore, musicista, suoni il piano, canti….. Per questo devi avere una sensibilità particolare? Questo ti fa essere più vulnerabile?
Ho imparato ad amare la mia vulnerabilità, ad accettare che se sono sensibile o che se mi lascio trasportare dalle emozioni non è un male. Molte volte mi proteggevo dalle emozioni; le rifiutavo, ma adesso non è così. Se sono a un concerto e mi emoziono e voglio piangere, piango. Ho abbattuto un po’ questo scudo, anche se non del tutto; mi difendo come fanno tutti per evitare di soffrire.
Ho molto empatia con le persone, questo fin da piccolo. Non è né un male né un bene, ma soffro molto, e me lo tengo per me.
Invece non dovrei tenermi tutto dentro…
-In alcuni casi, questa è più una virtù che un difetto.
Si, chiaramente.
-Da dove prendi questa forza per andare avanti?
Dall’ emozione, dalla gente che mi circonda. I miei pilastri sono la mia famiglia, i miei amici; amo stare in famiglia, ne ho continuamente bisogno. La forza a livello professionale viene dal mio gruppo di lavoro: quando hai una squadra che ti aiuta, ti accompagna, soffre con te, lotta con te, si diverte insieme a te e non pensa solo ai soldi, a rispettare gli orari lavorativi, è come se fosse un esercito e tutto è possibile, anche se viene un uragano.
-Qualcuno che ti inspira?
Musicalmente John Mayer. Compositore, cantante, chitarrista, musicista (più che altro musicista). E non c’entra niente con il fatto di essere un ragazzo giovane che canta e fa impazzire le ragazze. Non è un cantante da teenagers, è molto diverso da questo e segue il suo percorso. Mi sembra molto interessante la visione che ha dell’industria e della musica. Non musicalmente, sono molto fan di Fernando Savater, fin da quando ero bambino. L’ho conosciuto in un incontro quando studiavo filosofia e mi è rimasto molto impresso.
-Dopo il momento di picco, hai deciso di prendere una pausa e vivere. Era necessario?
Era veramente necessario. Immaginatevi tre anni senza fermarsi, senza una domenica libera, senza poter fare le cose giorno per giorno. Sono una persona a cui piace la normalità e quando le cose diventano eccessive, ho bisogno di tornare a casa. Non voglio dire che rifiuto la fama, i riflettori… ma non è il mio posto. Credo che non sia il posto di nessuno, non si può vivere costantemente con una telecamera puntata in faccia o un riflettore addosso. Nella mia vita personale mi piace ritornare a Malaga, andare sulla spiaggia, al supermercato, al cinema, passeggiare tranquillamente, stare con la mia famiglia. Volevo comporre con la stessa tranquillità del primo disco e non scrivere e registrare nel mezzo del tour a un ritmo frenetico.
-Che cosa hai fatto in questo tempo?
Niente. (Ride) Sono stato un bel po' a casa e ho anche viaggiato tanto. Avevo bisogno di immergermi nella mia famiglia, volevo che sentissero che ero lì con loro. Avevo bisogno di ritrovare i miei amici. Mi sono mancati molto. Ho organizzato cene e sono stato con loro. Avevo la necessità di tornare a questa normalità, anche se non l'avevo abbandonata del tutto, l'avevo semplicemente lasciata in standby.
-La tua vita ha fatto un giro a 360 gradi. Chi è oggi Pablo Alboràn?
No ne ho idea (Ride). La ricerca di tutto si basa nel trovare noi stessi e ci mettiamo sempre tanto tempo, no? In questo disco, a livello musicale, credo di aver fatto un gran cambiamento rispetto a come ero prima, ma a livello personale è impossibile sapere chi sono. Anche se continuo a cercare.
-Se dovessi definirti…
Sono un’anima vecchia, un giovane invecchiato presto, mi piace il cinema, la tranquillità. Non mi piacciono le discoteche. Se mi capita vado, ma non è qualcosa che mi attira. Non sono molto festaiolo.
-Vogliamo conoscerti a fondo. Sfilza di domande…
-Look perfetto: Sarò sincero. Ci ho pensato mille volte perché in questo disco, visto che sono me stesso più che mai, mi dicevo: “Ho bisgno di rilassarmi anche in queste cose”, però allo stesso tempo vorrei sapere cosa cerco. Ho potuto contare su molta gente che mi ha consigliato a livello di moda, perché è un qualcosa che mi affascina, mi piacciono le tendenze, ma questo lato no l'ho curato molto perché non sono un modello. Alla fine porto sempre jeans e camicia.
-I capelli, hai fatto un cambiamento.
L’unica cosa che non faccio quest’anno è pettinarmi. Prima mi pettinavo molto: gel, phon. Era tutto molto studiato, ma non mi va più adesso.
-Fai sport?
Molto, molto sport. Mi piace tantissimo correre. Faccio sport per salute, per stare bene e per sostenere il ritmo che ho, ma non è per niente un’ossessione. Ieri ho mangiato un hamburger (ride), anche se faccio attenzione.
-Un libro?
Maledetto Karma, di David Safier
-Un colore.
Bianco
-Un film.
Her, Aprendista gigolò, Como essere John Malkovich. Mi affascina il cinema.
-Sogno nel cassetto:
Farmi un tatuaggio, anche se credo che non me lo farò mai (Ride).
-Sì? Qualche idea?
Un triangolo. Simboleggia molte cose. Quando ero a Los Angeles a incidere il disco, il triangolo mi ha perseguitato. Nella prima rivista che ho letto in aereo, c’era un triangolo, all’entrata di casa, c’era un triangolo. Ero in un negozio di dischi di vinile e il primo disco che ho preso in mano aveva un triangolo nella copertina. Dissi: “Oddio! Che succede con il triangolo?” Mi misi a cercare quello che voleva dire e in molti aspetti rispecchiava l’incontro con sé stessi. E dissi: “Caspita! Mi ci rivedo molto con il momento che sto attraversando”. Durante la registrazione in realtà mi sono disegnato un triangolo sulla mano, come se fosse un tatuaggio, per vedere se m’infastidiva, ed effettivamente non mi è piaciuto. Così non me lo sono fatto.”
-Sfida da compiere.
Lanciarmi con il paracadute. Ho un amico che me lo vuole regalare per il mio compleanno. Me l’ha detto, preparati mentalmente perché sarà il tuo regalo a Maggio. Tutti quelli che lo hanno provato lo hanno rifatto più volte…
-Se la prendi come abitudine non so come reagiranno le tue fan …
(Ride)
-Un giorno che non ci sono impegni professionali:
Cercare di dormire (faccio fatica a prendere sonno la notte per il cambio di orario e di ritmo). Se sono a Madrid mi piace uscire fuori, passeggiare, e se sono a Malaga al contrario, voglio restare a casa, con la mia famiglia. Tutto molto tranquillo perché quotidianamente la mia vita è stressante. Desidero solo riposarmi.
-Mettiamo di essere a Madrid. Oggi usciamo e andiamo al cinema. Che ci vediamo? Film romantico?
No, no, no. Non mi piacciono le commedie romantiche. Mi spiace molto ma sono anti-commedia romantica. Al cinema solitamente vado a vedere le prime dei film più acclamati mentre a casa guardo film di paura, da ridere. Mi piace molto riunirmi con gli amici, pop-corn, liquirizia, dolci…. Mi piace da morire questo rito.
-Andiamo in macchina. Guidi tu?
Certo!
-Hai la patente?
Hey…..
-Alla prima?
Mmmmm, no. Teoria alla prima, pratica alla seconda. La mia macchina non ha un graffio perché sono un ottimo pilota…(Ride).
Sono molto prudente. Anche se, corro un po’. Mi piace guidare molto, prendere la macchina e fare kilometri, fare escursioni.
-Miliardi di fan sempre dietro, come fai a tenere i piedi per terra.
Dato che le mie necessità sono normali e i miei vizi non hanno niente a che vedere con la notorietà, torno sempre alla normalità in modo naturale. Tutto questo lo prendo come un lavoro e l’affetto delle persone è una forma di ringraziamento straordinaria: questo non può avere altra conseguenza che farti mantenere i piedi per terra.
-Questo è il tuo momento favorevole.
(Sorride) Il mio obiettivo è godermi il disco, essendo felice, che è una delle promesse che mi sono fatto, e riuscire a trasmettere questa felicità. Nel momento in cui non riuscirò a farlo o sentirò che non sto facendo quello che devo, o che non mi emoziono con il mio lavoro, sarò il primo ad andarmene. Fino ad ora ho fatto le cose con molta passione: se lavorassi per obbligo, sono convinto che non funzionerebbe.
Traduzione di Giulia Dodoli Cianti, introduzione e prentazione di Veronica Tartabini per Pablo Alborán Italia.
www.pabloalboran.es
Fonte: http://www.cosmohispano.com/tu/lifestyle/articulo/pablo-alboran-mis-necesidades-son-muy-normales-y-mis-caprichos-no-valen-dinero-441416567843
Pablo Alborán: 'Mis necesidades son muy normales y mis caprichos no valen dinero'
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